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Editoriale

«ALBERTIANA»: EDITORIALE

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La pubblicazione di una nuova rivista suggerisce sempre – stanti opportunità e tradizioni – un’almeno stringata presentazione intesa a chiarire l’oggetto, il metodo e i fini ch’essa riconosce per suoi e cui il titolo rinvia solo implicitamente, talvolta persino in modo alquanto enigmatico. Qualche parola potrà senz'altro bastare nel caso di «Albertiana».

  Circa il titolo, prima. Non meraviglierà, crediamo, il fatto ch'esso esplicitamente alluda alla personalità e alla poliedrica opera di uno dei piú alti ed imprevedibili ingegni del Rinascimento europeo – nei cui confronti la rivista rivendica dunque, dichiaratamente, un non estemporaneo e non occasionale interesse. Né sorprenderà, in quest’allusione, il riconoscimento ad un tempo della centralità dell’Alberti e della sua singolarità nell’ambito della creazione intellettuale ed artistica del Quattrocento e, d’altro canto, la consapevolezza dell’opportunità di dar vita ad un primo, concreto strumento di promozione e pubblicazione di indagini e testi, di documenti ed interventi sui temi, i saperi, l’età e gli uomini ai quali il nome del grande umanista ed architetto direttamente si lega.

  Circa l’oggetto, poi, e circa il metodo e i fini. Strumento ma altresí luogo di incontro, non partigiano, di esperienze, culture e saperi, «Albertiana» intende promuovere quel dialogo fra tradizioni o culture nazionali e fra diverse e complementari discipline con il quale soltanto si può ambire ad una comprensione integrale della civiltà umanistica e delle sue omogenee ma non uniformi espressioni. Luogo di scambio senza preclusioni e censure, la rivista si avvale nondimeno di un Comitato di lettura il cui lavoro non avrebbe significato né ragion d'essere se non accertasse qualità e rigore dei singoli interventi in un confronto deliberatamente aperto, e in divenire, con autori, redattori e lettori.

  Esigenti ma tolleranti, i lari albertiani non potrebbero, invero, far propria alcuna logica di esclusione o, peggio, di occupazione: il confronto promosso si vuole libero nei temi oltreché nei metodi, non strettamente riservato all’opera dell'Alberti e ai suoi, piú o meno diretti, prolungamenti, né precluso a quanti umanisticamente fanno della storia e della conoscenza antiquaria il fondamento di indispensabili riflessioni, o interrogazioni, sul presente.